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A Livorno una grande mostra celebra Amedeo Modigliani


Elena Parmegiani - 13 Ottobre 2019 - 0 comments

Quando Amedeo Modigliani morì, il 22 gennaio 1920, praticamente tutti gli artisti e gli intellettuali che, in quegli anni, si erano incontrati a Parigi, facendola diventare la capitale occidentale della cultura, si riunirono per celebrare la sua arte e la sua vita.

A 100 anni dalla sua tragica scomparsa, avvenuta a 36 anni, per le complicazioni di una meningite tubercolare a lungo combattuta ma mai sconfitta, a ricordarlo è Livorno, città in cui nacque il 12 luglio 1884, con “Modigliani e l’avventura di Montparnasse”, una grande mostra che rievoca anche le incredibili vicende di un contesto unico, ripercorrendo, inoltre, una parte importante della storia del collezionismo.

Foto diffuse da Civita-Opera laboratori fiorentini per la mostra di Modigliani a Livorno

Dopo la grande mostra del 2018 alla Tate – che suscitò accese discussioni per un caso di censura su Facebook – in esposizione a Livorno 120 capolavori delle  prestigiosissime collezioni di Jonas Netter, tra i primi a comprendere la portata dell’arte di Modì, e di Paul Alexandre, grande amico, mentore e confidente dell’artista. Insomma, potete dimenticare i tristi fatti (falsi) di Genova.

La mostra sarà visitabile dal 7 novembre 2019 al 16 febbraio 2020, al Museo della Città di Livorno e, curata da Marc Restellini con il coordinamento di Sergio Risaliti, offrirà la possibilità di ammirare 14 dipinti e 12 disegni di Modigliani raramente esposti al pubblico, oltre alle opere degli artisti più rappresentativi della cosiddetta École de Paris che, nei primi anni del ‘900, pur nella eterogeneità delle ricerche, contribuirono a rendere la città francese l’epicentro della creatività.

Un dialogo visivo che racconta in maniera vivida la fresca contemporaneità di quella situazione, attraverso un punto di vista eccezionale. Potremo vedere le opere più iconiche di Modigliani, in particolare i ritratti, come quelli dell’amico artista Chaïm Soutine, della cortigiana italiana Elvire “La Quique” e di Jeanne Hébuterne, Jeune fille rousse, in cui l’amata compagna e artista, che si suicidò dopo la morte di Amedeo, compare di tre quarti, catturando con eleganza l’attenzione dello spettatore. E poi, i capolavori di altri grandissimi artisti come, tra gli altri, Chaïm Soutine, Andrè Derain, Maurice Utrillo, Suzanne Valadon e Mose Kisling.

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