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Fashion in Town incontra, di nuovo, Angelo Orazio Pregoni


Sonia Rondini - 6 Aprile 2015 - 0 comments

Angelo Orazio Pregoni sa perfettamente che il suo modo di pensare e di comunicare mi ha sempre attratto. Condivisibile o meno, il suo punto di vista fa sempre riflettere. Mi scrive così: “Ciao Sonia, dopo l’esperienza di Esxence  (performance, installazione e conferenza) mi sento per così dire sufficientemente “adulto” per rinunciare definitivamente a questi scenari“. Nell’intervista che segue Angelo esprime un suo punto di vista sul mondo in cui si muovo e forse si agita. Cosa mi ha detto? Leggete un pò:

  • Profumeria artistica o addirittura d’arte. Cosa si cela dietro questa definizione e, soprattutto, è una definizione a tuo parere giustificata dalla realtà delle cose?

Penso che parlare della mia visione artistica nel mondo della profumeria sia un po’ difficile anche perché non credo di rappresentare nella profumeria contemporanea una voce decisiva. Posso però affermare che il mio lavoro stia spingendo il mondo dei profumi a una concezione post-idealistica vicina, se vogliamo, a valenze antropologiche urbane e a contenuti socio-culturali reali e non patetici.  Il mio lavoro come Naso e Artista ha dunque creato da un lato apprensione nel mondo statico e ignorante della profumeria, capace di riflettere solo su sé stesso, ignorando qualsiasi altro scenario e impoverendo di fatto di contenuti persino il linguaggio usato per rappresentare il profumo. La rottura degli schemi che reputo di aver prodotto ha generato così una reazione per la salvaguardia dello status quo, che tradotto dal latino significa “portafogli”, ossia interessi commerciali, mentre dall’altro lato assisto quotidianamente alla copia deforme delle mie azioni. Entrambi questi atteggiamenti del mondo della profumeria fanno parte di una superficiale lettura aprioristica del tutto idiota.

  • Quale rapporto può esserci tra il senso dell’olfatto – al di là del concetto di profumo come prodotto “cosmetico” che è proprio della nostra cultura “di consumo” – l’espressione artistica e l’identità collettiva e individuale?

Il profumo racconta un substrato sociale molto importante. Se vogliamo definirlo “artistico” non serve a nulla pensarlo di “nicchia”, piuttosto sarebbe utile dare alla fragranza una funzione emancipante che esuli dal suo impiego più o meno costante o saltuario, e che porti questo cosmetico a rappresentare un reale aspetto percettologico individuale e non massificato, tanto quanto l’abbigliamento o il linguaggio. Chi si occupa del business non capisce che in realtà io stia cercando di aprire una porta per far fuoriuscire il vero “valore” del profumo, per renderlo non più un semplice prodotto evocativo di largo consumo, bensì un prodotto di pura creatività che unisca significato e significante, confezione e creatore, senza bisogno di patetiche storie e narrazioni fiabesche o, ancor peggio, di testimonial e fasulle idee pseudo-estetiche sul lusso. L’estetica non può e non deve essere il punto di partenza del profumo, che considero  un’opera d’arte da analizzare sotto una luce psico-antropologica, in cui la razionalizzazione di un concetto è di per sé stessa l’opera d’arte, che si differenzia dall’approccio diretto e istintivo proprio delle arti visive quali pittura e scultura. Se volessimo fare un parallelismo, il profumo è più simile a una composizione musicale, laddove per quanto ci siano dei contenuti patetici questi diventano patologici, ossia propri dell’artista e non del marketing. La carica espressiva di un profumo, se c’è, deve essere la forza stessa dell’artista che lo ha concepito e non il contesto pubblicitario o sub-culturale aggiunto al profumo stesso.

  • Nell’ambito di manifestazioni del tipo di Esxence, esiste una possibilità di mediazione tra l’aspetto commerciale e quello culturale o il contenuto artistico è destinato sempre a soccombere di fronte al puro business?

Gli artisti ci sono! Ed Esxence quest’anno come non mai ha provato a relazionare arte e profumi, non da un punto di vista semplicemente linguistico, ma con vere e proprie sollecitazioni mentali. Ovvio che lo scopo di un evento fieristico sia il marketing! E le meccaniche di marketing nel mondo del profumo di nicchia sono purtroppo anch’esse destinate a un target specifico e addomesticato, e riflettono l’assenza di contenuti artistici degli stessi creatori che sentono per giunta l’esigenza di salvaguardare il nulla (cioè lo scenario ridicolo della profumeria di nicchia) creando comitati e associazioni per la “propria tutela”. Ma gli artisti veri, come dicevo, ci sono, impossibilitati a esprimersi a causa della cappa creata dalle regole del mercato, dai distributori e dagli utenti finali, come già detto impoveriti intellettualmente dal sistema egocentrico che hanno partorito per loro, e comprendo, in questo scenario di “non stupibili”, anche blogger, giornalisti beauty e forum vari, capaci solo di copia-incollare frasi fatte e concetti banali edulcorati sul mondo del profumo.  L’unico modo per uscire da questo scenario degenerato e degenerante è permettere agli artisti di fare gli artisti, evitando omologazioni e stereotipi voluti ad hoc da chi vende e distribuisce, cercando un nuovo target di consumatori.

  • Tu hai sperimentato anche con i linguaggi digitali – soprattutto i social network – non solo utilizzandoli come strumento di comunicazione, ma anche di espressione artistica. Che ruolo hanno e quale invece potrebbero avere, a tuo avviso, nel fare informazione e cultura su fenomeni come la profumeria artistica? 

Il mondo della profumeria di nicchia non si è mai minimamente preoccupato di generare un cliente colto, si è solo pre-occupato di mantenere il cliente già acquisito con le solite favole elitarie. Gli stessi retailer si trovano a dover far fronte a una contingenza assurda, di totale crisi, essendosi lasciati fidelizzare da un mercato del tutto simile a quello della profumeria commerciale dove però c’è, in quest’ultima, un’attenzione maggiore al sell-out, vocabolo del tutto ignoto tra i distributori e i produttori della nicchia. L’arma in mano alla nicchia dovrebbe essere la creatività. È una stronzata pensare che il semplice prodotto posizionato nel punto vendita si venda per la presunta qualità! I social sono un modo per sovrapporre al proprio lavoro i propri contenuti, senza tuttavia scadere nel patetico o nel conviviale. Sarebbe bello pensare a un canale youtube che permetta interviste dirette ai Nasi, per poter approfondire il loro modus operandi.

  • La tua presenza a Esxence è stata una sorta di esperimento: hai scelto la fiera come canale per il tuo messaggio anti-marketing “Né carne né pesce”. Che bilancio tracci rispetto a questa decisione? L’azzardo ha pagato? Oppure il contesto ha influito sul messaggio in qualche modo alterandolo o nascondendolo?

L’azzardo non paga mai! Ma si è creata una certa adrenalina che a parer mio sarà contagiosa! Esxence è stata altrettanto coraggiosa e ha segnato un nuovo inizio. Spesso mi sento accusare di essere contro tutti, e questi “tutti”, chissà come, sono proprio gli stessi che mi muovono accuse! Non azzardo dunque per la nicchia in sé o per il suo attuale pubblico, azzardo perché credo nei valori artistici della profumeria e sono certo che questi possano emergere da questa specie di riunione condominiale che sembra essere attualmente la nicchia.

  • “Né carne né pesce” performance, installazione, conferenza; Wet Dream –Coming Perfumery con Satyricon, la prima fragranza realizzata con i tuoi allievi del corso di profumeria artistica: gli ultimi mesi sono stati pieni di contenuti. Al termine di questa corsa, credi ci siano margini e ragioni per portarli avanti e svilupparli ulteriormente, oppure ne elaborerai di nuovi? Hai già delle idee e dei progetti? 

Ho un nuovo progetto: una serie limitata a puntate di sedici profumi cadauno il cui nome sarà “Kiss My Ass!” E certamente altre collaborazioni con lo scultore Marco Ventura. In cantiere anche un libro sul mondo del profumo.

Chissà cosa mi/ci racconterà la prossima volta che lo incontrerò!

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