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Innamorarsi di Napoli: 10 cose insolite da vedere assolutamente


Sonia Rondini - 22 Agosto 2021 - 0 comments

Napoli: Come ti vidi mi innamorai, e tu sorridi perché lo sai. Mai avrei pensato di dover ricorrere ad Arrigo Boito e dedicare la frase che lui destinò ad Eleonora Duse ad una città, anziché ad una persona. Eppure, così è (se vi pare).

Luciano De Crescenzo aveva ragione: “Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli”. La città dalla straordinaria umanità, la città che guarisce con suoni e colori, custodisce infiniti tesori da vedere.

L’insolito noto di Napoli è pura meraviglia da scoprire. Di seguito una piccola guida per le vostre future esplorazioni urbane da fare fuori i classici giri ordinari in città. Tra le 10 cose da vedere:

  1. Cimitero delle Fontanelle: a Rione Sanità più di 3.000 mq con oltre 40.000 resti di persone vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836. Secondo la tradizione, i fedeli napoletani adottavano uno dei teschi, che veniva accudito in cambio di grazie (culto delle anime pezzentelle).
  2. Parco Vergeliano: a Piedigrotta, a pochi metri dalla fermata Mergellina (metro linea 2, troverete il cenotafio di Virgilio, un colombario di età romana ritenuto la tomba del poeta e la tomba di Giacomo Leopardi, morto a Napoli e sepolto inizialmente nella vecchia chiesa di San Vitale Martire a Fuorigrotta.
  3. Ruota degli esposti: a Forcella, nel Complesso Monumentale della Real Casa Santa della SS Annunziata, i bambini abbandonati venivano introdotti in una specie di tamburo di legno di forma cilindrica e raccolti all’interno da balie. All’esterno, al di sopra della ruota, vi era un puttino di marmo con la scritta: “O padre e madre che qui ne gettate / Alle vostre limosine siamo raccomandati”. 
  4. L’altare di Maradona: nei Quartieri Spagnoli, a San Biagio dei Librai, sarete incuriositi dall’altarino con il capello di Diego Armando Maradona. Napoli non ha mai dimenticato il suo numero 10 argentino. L’ideatore e promotore di questa iniziativa è il titolare del bar Nilo, il signor Bruno Alcidi che trovò una ciocca del pibe de oro su un volo di rientro dopo la sconfitta del Napoli per 3-0 con il Milan l’11 febbraio 1990 e lo trasformò in un oggetto di culto.
  5. Ospedale delle bambole: a Spaccanapoli nel Palazzo Marigliano, c’è un laboratorio che provvede al restauro del materiale collezionato, ma anche alla cura di bambole di porcellana, plastica, legno e cartapesta. Qui si riparano ricordi.
  6. Palazzo San Felice: a Rione Sanità, il palazzo edificato tra il 1724 ed il 1726 dall’architetto Ferdinando Sanfelice, che lo progettò quale propria residenza privata. L’edificio è composto da due corpi distinti unificati dalla facciata:  il primo corpo ruota attorno ad un cortile ottagonale con una scala a doppia rampa, il secondo ha un cortile più ampio a pianta rettangolare separato dal giardino retrostante da una scenografica scala aperta. Attenti però, la proprietà è privata e l’accesso alle scale per salire sino al terzo piano non è facile.
  7. Farmacia degli Incurabili: nella parte alta del Decumano superiore, all’interno dell’Ospedale degli Incurabili, costruito nel secondo decennio del XVI secolo su commissione della nobildonna Maria Longo e dopo 500 anni ancora in attività, si conserva un capolavoro dello stile barocco rococò, la storica Farmacia degli Incurabili, uno dei luoghi più fascinosi di Napoli. Luogo di incontro tra arte e scienza, centro importantissimo per la ricerca e per la produzione di erbe vi si incontravano i maggiori esponenti dell’illuminismo napoletano.
  8. Palazzo della Borsa: eretto per ospitare gli uffici della Borsa e della Camera di commercio, il palazzo fu costruito nel 1895 e inaugurato nel 1899 su progetto di Alfonso Guerra, realizzato con fondi donati nel 1861 dal generale Enrico Cialdini, all’epoca luogotenente di Vittorio Emanuele II nella Napoli appena annessa. Vicino l’ingresso laterale si accede chiesa di Sant’Aspreno, piccolo tempio paleocristiano inglobato all’epoca della costruzione del nuovo stabile.
  9. Villa Doria d’Angri: si erge maestosa su uno sperone tufaceo della collina di Posillipo. Fu costruita per volere del principe Marcantonio Doria d’Angri, ultimo esponente di rilievo della nobile famiglia di origine genovese. Nel 1880 la villa ospitò per diversi mesi Richard Wagner. Qui il compositore tedesco lavorò al “Parsifal” e scrisse il libro autobiografico “La mia vita”.
  10. Caravaggio: in città tre magnifici quadri di Michelangelo Merisi, il primo grande autore del barocco italiano: 1) il Martirio di Sant’Orsola a Palazzo Zevallos Stigliano, 2) la flagellazione di Cristo al Museo di Capodimonte 3) le sette opere di Misericordia al Pio Monte della Misericordia.

Se ci fosse una capitale dell’anima, a metà tra oriente e occidente, tra sensi e filosofia, tra onore e imbroglio, avrebbe sede qui. Stanislao Nievo

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