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Antonio Sannino. Undressed


Manuele Menconi - 3 Dicembre 2012 - 0 comments

L’attesa. Confrontarsi con il tempo nell’epoca 2.0 è poetico: di poesia e di attesa sono specchio le opere di Antonio Sannino. La formazione di questo artista napoletano è quella canonica, lo spirito e il contesto in cui l’ha coltivata sono ciò che rende il suo lavoro immediatamente riconoscibile nel mare dei contemporanei. Figlio e nipote d’arte, ha imparato dal padre a pesare il valore della materia e dal nonno a giocare con il lirismo della pennellata. Insieme, fisicità e spirito, passando per il filtro di una volontà ferma e di un’anima libera si fondono sulle sue tele – o meglio, sui suoi lini. Undressed è il titolo della personale con cui sarà al Vittoriano fino al 9 dicembre.

 

In mostra sono ritratte Napoli, Roma e New York. Perché questo titolo?
Perché le ho spogliate di ciò che non gli appartiene. Tutte e tre sono città piene di vita, di uomini, ciascuna in modo diverso e il non ritrarli permette di concentrarsi sull’assenza. Ho cercato di dare l’idea del fotogramma, del frammento, proprio per far entrare lo spettatore in una dimensione in cui ciò che è al di là della tela possa essere percepito come sostanza viva.

 

Perché la scelta del lino come supporto? C’è qualcosa di particolare nella tecnica che utilizza?
La tecnica di preparazione della tela è quella classica, di derivazione leonardesca. La preferenza per il lino è perché, rispetto al cotone, ha una trama più grezza e il colore, sulle imperfezioni, restituisce risultati diversi. Un caso a parte è “Spaccanapoli”: si era creata una macchia sulla tavola che usavo per realizzare le mie opere. Ho iniziato a lavorarci, a svilupparla con diverse stesure di pigmento; per realizzare gli effetti di luce, anziché dipingere, ho raschiato il colore.

 

C’è un legame fra il modo in cui dipinge e le città che ha rappresentato?
Nel caso specifico di queste tre città si tratta di più esigenze concatenate fra loro. Cerco di rappresentare ciò che non si vede; prima di riportare un luogo sulla tela, lo interiorizzo, visualizzandolo dentro di me per capire ciò che mi trasmette. Non è facile dire sempre le stesse cose: dipingere è come costruire un discorso sull’oggetto che si rappresenta e, ad oggi, è stato rappresentato tutto e più di una volta; allora vado alla ricerca dei miei soggetti per non “travisarli”. Per farlo, ora mi appoggio al blu, che per me è un marchio di fabbrica e un colore rassicurante, ora scelgo di usare molta materia, come in “Roma”, dove così tanto colore è stato fondamentale per trasmettere quell’energia che solo qui è tangibile.

 

Che effetto vorrebbe suscitassero le sue opere?
Assenza, mista alla sensazione di stasi temporale. Fra queste due esperienze è forse possibile ritrovare quella semplicità che, nella frenesia del presente, dell’ultratecnologico, è andata perdendosi. Il momento dell’attesa come qualcosa che arricchisce.

 

Quale sarà la prossima città che vedremo rappresentata?
Al termine di questa esibizione dovrò fare un viaggio. Ne approfitterò per fare un “percorso di ricerca”, scatterò molte foto. Sto pensando a Torino, che mi ha sempre affascinato, o a Firenze, meravigliosa. Ma potrebbe essere anche una città straniera. Il viaggio e l’attesa me lo diranno.

 

Info: http://www.antoniosannino.it/

 

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