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Vertigo: la grande bellezza di Sylvio Giardina al Mattatoio di Roma


Sonia Rondini - 28 Gennaio 2019 - 0 comments

Per Sylvio Giardina l’arte è l’ispirazione, la moda lo strumento. I due ambiti sono, all’interno del suo immaginario, entità complementari e reciprocamente indispensabili, e si contaminano di continuo senza rigidi confini. In occasione di AltaRoma, lo stilista di origini francesi, ha ideato presso il padiglione 9B del Mattatoio una installazione dal titolo “Vertigo“. Questa costituisce un’occasione inedita per esplorare la sensibilità artistica dello stilista italiano attivo da oltre quindici anni nell’ambito dell’Alta Moda e che, fin dagli esordi della sua carriera, si è contraddistinto per un saper fare fondato su una attenzione incondizionata alla sartorialità, su uno sguardo innovatore alla tradizione e su un’attitudine poliedrica alla sperimentazione. Il progetto Vertigo incarna proprio questa propensione di Giardina, e si presenta come un intervento a metà tra l’installazione e la performance studiato per raccontare in maniera traslata la genesi, le ispirazioni e le riflessioni che hanno portato a determinare i precisi connotati dei cinque abiti che costituiscono i primi esemplari della nuova collezione Haute Couture PE2019. Citando gli effetti visivi seducenti ed evocativi della Shadow Art – espressione artistica mirata alla creazione di ambienti immersivi e di visioni poetiche attraverso la retroilluminazione di oggetti tridimensionali – l’installazione coinvolge lo spettatore in un dialogo sommesso di citazioni e di rimandi tra i giochi chiaroscurali generati dalle proiezioni su oggetti in cristallo molato di proprietà dell’autore e la minuzia geometrica dei preziosi intarsi in tulle e in organza degli abiti, che si impongono nello spazio con la leggerezza di presenze leggiadre ed evanescenti ma forti di un’anima sartoriale magistralmente elaborata. La stratificazione di materiali trasparenti – il cristallo, il tulle – e la struttura immersiva dell’installazione – fatta di luce, suono, ombre e volumi – trascinano lo spettatore in una vertigine audio-visiva e nella dimensione atemporale e sospesa di una lanterna magica oltre misura “riportando alla mente il mito della caverna di Platone, l’ingannevolezza dell’ombra come metafora della conoscenza, sensibile e intellettiva, ma anche l’idea di memoria del vissuto personale che riaffiora sotto forma di descrizione nitida ed ossessiva di un dettaglio o, viceversa, come immagine magnificata di un ricordo lacunoso e offuscato.“ (estratto dal testo di presentazione a cura di Emanuela Nobile Mino). 

Ph. Salvatore Dragone

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